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Donne: GRAVIDANZA
L'obiettivo di tutto ciò che concerne la subacquea quando si è in gravidanza è sempre stato quello di proteggere il feto dai danni. Quali sono i problemi connessi con la pratica della subacquea durante la gravidanza? Per molto tempo si è detto che la subacquea rappresenta un rischio per il bambino non ancora natoe che le subacquee incinte non dovrebbero immergersi. Questa affermazione compare spesso in letteratura medica, così come nel rapporto pubblicato dall'ACOG. La gravidanza è associata ad un cambiamento delle condizioni fisiologiche della madre, queste variazioni interessano quasi tutti gli organi. Durante la gravidanza la distribuzione dei liquidifisiologici materni cambia. Inoltre, è importante notare che il subacqueo introduce azoto nei polmoni. Perchè questo è importante? Mentre il subacqueo si immerge i polmoni sono esposti all'aria che proviene dalla bombola. La pressione dell'azotonella bombola è maggiore della pressione in superficie, la pressione inoltre è direttamente correlata alla profondità del subacqueo. Mentre l'organismo all'inizio dell'immersione si trova in equilibrio durante la discesa e la premanenza sul fondola percentuale dell'azoto che vuene assorbito dall'organismo aumenta notevolmente.Se la ridistribuzione dei liquidi corporeie tissutali si concentra nei tessuti periferici (come accade in gravidanza) e lascia la circolazione central, questo può predisporre la subacquea incinta a ritenzione di azotonei tessuti periferici con conseguente aumento del rischio di MDD. Gli effetti dell'assorbimento di azoto e del rischio di MDD nel feto sono meno chiari. Si deve anche ricordare che i polmoni del feto non intervengono negli scambi gassosi.
Per questo motivo, essi non possono filtrare alcuna microbolla che potrebbe essere presente nel suo circolo ematico: la madre potrebbe passare queste bolle al feto attraverso la placenta, o queste possono prodursi spontaneamente.

POST PARTO
Dopo il parto naturale (vaginale), l’attività subacquea può essere ripresa col permesso del Medico Ostetrico. Di solito questo avviene dopo la chiusura della cervice, in circa 21 giorni. Se consideriamo anche il tempo necessario per riprendere il tono muscolare, che dipende dal livello di attività fisica della madre, possiamo consigliare di riprendere l’attività subacquea circa 4 settimane dopo il parto, sempre che siano escluse complicanze come anemia o non perfetta guarigione dell’episiotomia.
Molti Ostetrici consigliano di aspettare 4-6 settimane prima di riprendere la piena attività dopo un parto cesareo. Abbina tale periodo a quello necessario per il ricondizionamento fisico, la completa guarigione delle ferite e la rigenerazione delle perdite ematiche; la ripresa dell’immersione può avvenire perciò dopo 8 settimane dal parto. E’ consigliato anche un esame dell’emoglobina; un risultato sotto i 10 Gm Hgb dev’essere corretto e riportato alla normalità prima di iniziare l’attività subacquea.
Parti gemellari, complicazioni del parto, parti in condizioni mediche difficili, sia vaginali che cesarei, devono essere valutati a seconda del singolo caso dal medico prima di poter ricominciare l’attività subacquea.


 

 

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