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Donne:
ALLATTAMENTO
Le donne sub che
allattano potrebbero preoccuparsi per il fatto che il
loro bebè possa assumere delle bolle di azoto attraverso
la poppata.
Tuttavia da studi effettuati sembra che l’azoto non formi
bolle nel latte delle ghiandole mammarie. Inoltre, anche
se così fosse, questo non nuocerebbe al bebè,
poiché esse sarebbero ingerite, e quindi si troverebbero
nel tratto gastro-intestinale, nel quale la presenza di
gas (già presente in abbondanza) non presenta alcun
problema.
Nella donna che allatta può capitare durante l’escursione
per una immersione che il seno diventi più grosso,
dal momento che non allatta da tempo, a causa della lontananza
del bebè. L’ingorgo mammario può causare
fastidio, per la muta troppo attillata o per i cinghiaggie
delle fibbie, e può essere evitato con piccoli
aassestamenti della posizione degli stessi.
Ad ogni modo, le variazioni di pressione non causano alcun
effetto sul seno ingrossato. Per ovviare a questo problema
si può ricorrere ad una pompa per il seno, conservando
in frigorifero il latte per il bebè.
Esiste la possibilità, secondo alcuni, di trasmettere
al bebè agenti patogeni marini attraverso il capezzolo,
con rischio di dissenteria. Questi stessi batteri sono
inoltre in grado di causare una severa mastite se sul
seno sono presenti delle ferite o irritazioni.
Infine, la Dr.ssa Maida Taylor ha fatto notare (Medical
Seminars, 1998) come ci sia una sommazione tra energie
spese per la cura del lattante e quelle per l’attività
subacquea, per cui la disidratazione causata dall’immersione
può causare una diminuzione nella produzione di
latte. Se questo dovesse accadere, la madre dev’essere
pronta a supplementare il suo latte con uno approvato
dal Pediatra.
In conclusione, sarebbe una scelta saggia da parte delle
neo-mamme quella di rimandare l’attività subacquea
a dopo lo svezzamento, che si colloca a circa 6 mesi di
vita nelle culture occidentali.
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